BIENNALE ARTE 2019: MAY YOU LIVE IN INTERESTING TIMES

La Biennale di Venezia è una fondazione culturale italiana con sede a Venezia.
Attiva prevalentemente nelle arti figurative ma anche nella musica, nel cinema, nel teatro, nell’architettura e nella danza, è considerata, nel suo genere, la più importante in Italia e fra le più rilevanti al mondo.
Dal 1895 organizza l’Esposizione internazionale d’arte di Venezia, con cadenza biennale.

Essa rimarrà aperta al pubblico da sabato 11 maggio a domenica 24 novembre 2019, presso i Giardini e l’Arsenale, per la 58° edizione dal titolo May You Live In Interesting Times, a cura di Ralph Rugoff, attuale direttore della Hayward Gallery di Londra, e presieduta da Paolo Baratta.
La pre-apertura ha avuto luogo nei giorni 8, 9 e 10 maggio, mentre la cerimonia di premiazione ed inaugurazione si è svolta sabato 11 maggio 2019.

 

MAY YOU LIVE IN INTERESTING TIMES

«Il titolo di questa Mostra può essere letto come una sorta di maledizione nella quale l’espressione “interesting times” evoca l’idea di tempi sfidanti e persino minacciosi. Ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, un invito pertanto che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura. E io credo che una mostra d’arte valga la pena di esistere, in primo luogo, se intende condurci davanti all’arte e agli artisti come una decisiva sfida a tutte le inclinazioni alla sovrasemplificazione.» –Paolo Baratta

 

DOVE SI SVOLGE

La Mostra si articola tra i Giardini e l’Arsenale, includendo 79 artisti e 90 espositori provenienti da tutto il mondo.
I Giardini, sorgono verso il margine orientale di Venezia e furono realizzati da Napoleone, agli inizi dell’Ottocento. Fu il successo ottenuto dalle prime edizioni della Biennale a dare il via nel 1907 alla costruzione dei padiglioni stranieri, che si aggiunsero al già edificato Padiglione Centrale.
L’Arsenale, è il più vasto centro produttivo d’epoca preindustriale, un enorme complesso di cantieri dove si costruivano le flotte della Serenissima e, per questo, simbolo della potenza economica, politica e militare della città. Dal 1980 l’Arsenale è diventato luogo espositivo della Biennale, in occasione della prima Mostra Internazionale di Architettura; in seguito, gli stessi spazi furono utilizzati durante le Esposizioni d’Arte per la sezione “Aperto”.

 

COSA DOBBIAMO ASPETTARCI

«La Mostra si concentrerà sul lavoro di artisti che mettono in discussione le categorie di pensiero esistenti e ci aprono a una nuova lettura di oggetti e immagini, gesti e situazioni. Un’arte simile nasce dalla propensione a osservare la realtà da più punti di vista, ovvero dal tenere in considerazione nozioni apparentemente contraddittorie e incompatibili, e di destreggiarsi fra modi diversi di interpretare il mondo che ci circonda. Gli artisti il cui pensiero parte da questi presupposti, sanno dare significati alternativi a ciò che prendiamo come dati di fatto, proponendo modi diversi di metterli in relazione tra loro e di contestualizzarli. Il loro lavoro, animato da curiosità sconfinata e intelligenza di spirito, ci spinge a guardare con sospetto a tutte le categorie, i concetti e le soggettività che sono dati per indiscutibili. Ci invita a considerare alternative e punti di vista sconosciuti, e a capire che “l’ordine” è ormai diventato presenza simultanea di diversi ordini.» –Ralph Rugoff

Sicuramente dovremo aspettarci opere di grande impatto.
“Can’t Help Myself”, degli artisti cinesi Sun Yuan e Peng Yu allestita nel Padiglione centrale, ai Giardini, è tra quelle che sta maggiormente facendo parlare di se.
Si tratta di un braccio meccanico, chiuso in una teca trasparente da laboratorio, che si agita al centro di quella che sembra essere una pozza di sangue. Mossa da algoritmi randomici, l’automa riporta al centro la sostanza rossa – talvolta con gesti meticolosi, talvolta agitandosi come una bestia infuriata – che si espande di nuovo, inesorabilmente.
Gli artisti hanno voluto farsi cronisti delle apocalissi di questo millennio: quelle per mare dei migranti, quella generata dal surriscaldamento climatico e quelle innescabili da totalitarismi sanguinari che innalzano muri e provocano esili.
 

 

I 10 PADIGLIONI DA NON PERDERE

ITALIA – Nè altra né questa: la sfida al labirinto

 

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The thresholds of our labyrinth are ready to be crossed. Let your instinct guide you without hesitation, pick one of the various possible ways, penetrate it, meander along. Role-playings are interwoven, positions constantly reversed and reversing. Be ready to follow an irrational curiosity, an inexplicably intriguing glimpse through narrow openings, oversize spirals, symmetrical gates leading into one another. From the left to the right, from a height into a well, let your gaze wander, advance and retrace your movements, keep an open mind. ? @delfino_sl @_marcocappelletti ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ Neither Nor: The challenge to the Labyrinth Italian Pavilion 58th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia Photography Delfino Sisto Legnani and Marco Cappelletti Courtesy DGAAP-MiBAC ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ #padiglioneitalia #italianpavilion #padiglioneitalia2019 #biennalearte2019 #enricodavid #chiarafumai #lilianamoro #neithernor #thechallengetothelabyrinth @labiennale @dg_aap

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Per realizzare il padiglione italiano, a cui partecipano con lavori inediti e opere storiche, Enrico David, Chiara Fumai e Liliana Moro, il curatore Milovan Farronato, ha preso spunto dal commento “Né altra, né questa” che Italo Calvino sembra rivolgere a se stesso cercando una soluzione al percorso che affronta nel saggio ‘La Sfida al Labirinto’.
Farronato ha trasportato il labirinto sul piano artistico dando luogo a diverse entrate e diverse mostre, secondo un concetto labirintico in cui il visitatore possa perdere i suoi riferimenti spazio-temporali.

STATI UNITI – Martin Puryear: Liberty/Libertà


L’espositore Martin Puryear ha dichiarato di rappresentare gli Stati Uniti come artista e cittadino. Con le sette opere che compongono il padiglione statunitense ha voluto affrontare questioni irrisolte della democrazia americana rivisitando il concetto di appartenenza attraverso la lente della storia.

FRANCIA – Deep see blue surrounding you / Vois ce bleu profond te fondre


Il progetto dell’espositrice Laure Prouvost per il padiglione francese, è strutturato attorno a tre temi principali che forniscono punti di riferimento per lo sviluppo della mostra.
In primis, vi è una riflessione che circonda i concetti di generazioni e identità, ciò che ci lega o allontana gli uni dagli altri: il più anziano dal più giovane, il prossimo dallo straniero.
In secondo luogo, vi è l’idea di disconnessione, incomprensione e discrepanza, cioè attraverso un’esplorazione del linguaggio e la sua appropriazione, o appropriazione indebita.
Infine, con l’utopia e il surrealismo, il progetto di Laure Prouvost è impegnato a rappresentare un viaggio di evasione, sia tangibile che immaginario, verso un ideale altrove.
La mostra assume la forma di un invito a fondersi in un universo liquido e tentacolare tra le diverse realtà svelate e condivise.

GIAPPONE – Cosmo-Eggs

 

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#cosmoeggs #venicebiennale2019

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Il progetto del curatore Fuminori Nousaku per il padiglione giapponese è composto da quattro filmati di Motoyuki Shitamichi incentrati sulle tsunami-ishi, ovvero le pietre giganti spazzate a riva dalle profondità dell’oceano, accompagnati dalle composizioni di Taro Yasuno – una serie di suoni automatizzati, prodotti meccanicamente da flauti dolci, che ricordano il canto degli uccelli – e dai racconti allegorici sviluppati da Toshiaki Ishikura in riferimento al folklore locale relativo allo tsunami.

GRAN DUCATO DI LUSSEMBURGO – Written by Water

 

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Marco Godinho: Written by Water Pavilion of Luxembourg | Curated by Kevin Muhlen – Assistant curator: Stilbé Schroeder 58th International Art Exhibition – La Biennale di Venezia . . . Upon entering the Luxembourg Pavilion, visitors will be immersed in a setting that adapts to the architectural scale of the Sale d’Armi. Acting simultaneously as an artwork, spatial environment, daily poetry readings and a publication, Written by Water will be like a living organism unfolding in the monumental building’s structure from North to South. In an odyssey that takes the reverse path of today’s migratory routes across the Mediterranean, visitors will be invited to ‘read’ the poetic traces of the artist’s journeys around the Mediterranean borders, immersing them in a library of invisible stories written by the sea. . . Born in 1978 in Portugal, Marco Godinho is a nomadic explorer of the geographical, political and philosophical margins and boundaries of the world in which he lives.

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L’artista ed espositore Marco Godinho esplora le profondità del Mar Mediterraneo, sia come territorio reale di avventure e tragedie sia come spazio immaginario collettivo.
Mettendo in scena l’apprendimento umano e trattando la memoria come un continuo processo di scrittura, cancellazione e sovrascrittura, l’istallazione presente nel padiglione del Gran Ducato di Lussemburgo permette ai visitatori di vivere la storia come un flusso inafferrabile di destini personali e collettivi.

ISLANDA – Chromo Sapiens – Hrafnhildur Arnardóttir / Shoplifter

Nella sua ampia installazione multisensoriale per il padiglione islandese, l’artista Hrafnhildur Arnardóttir / Shoplift ha utilizzato su larga scala extension di capelli sintetici, il suo tratto materico distintivo.
L’installazione rappresenta un viaggio labirintiforme in un susseguirsi di sale allestite come caverne, un’astrazione indefinita della natura la cui superficie riveste interamente lo spazio in un intreccio variopinto di capelli sintetici. La consistenza al tatto ricorda un’estesa proliferazione vegetale, la pelle rovesciata di un animale di grossa taglia, un organismo che abbraccia il visitatore. Entrando nella struttura come Homo Sapiens se ne uscirà trasformati in Chromo Sapiens.

MADAGASCAR – I have forgotten the night

Per il primo padiglione del Madagascar alla Biennale di Venezia, l’espositore Joël Andrianomearisoa ha creato una notte di carte strappate.
L’artista ha voluto rendere omaggio alla grandiosità dell’oltre nero e alla nostralgia che trasmette.

AUSTRIA – Discordo ergo sum

 

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We’d like to kick off our coverage of the Venice Biennale (@labiennale) with Renate Bertlmann’s exhibition ‘Discordo Ergo Sum [I dissent, therefore I am]’, bringing together decades of her radical and risk-taking work for the Austrian Pavilion (@austrianpavilion) at the Biennale Arte 2019 – 58th International Art Exhibition in Venice. “Curated by Felicitas Thun-Hohenstein, the exhibition features new work created especially for the Biennale, including a text work and two installations, one featuring 312 glass roses, each hand blown in Murano, out of which protrude razor sharp blades. Remarkably, Bertlmann is the first female artist to represent her native country with a solo exhibition,” @richardsaltoungallery. Image 1: Renate Bertlmann, Exhibition view, Venice Biennale 2019, Photo by Sophie Thun. Image 2: @independent_hq #akartconsulting #art #contemporaryart #artconsultant #artadvisor #artcollecting #womeninart #womenwhowork #femaleentrepreneur #girlboss #artcollection #artscene #artcurator #artworld #artmarket #curator #design #style #decor #installation #roses #razor #RenateBERTLMANN #RichardSaltounGallery #Venice2019 #VeniceBiennale #venice #italy #biennalearte2019 #labiennaledivenezia

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Il padiglione ucraino agisce come un’area contemplativa che mette in relazione gli aspetti fondamentali della produzione dell’artista espositore Bertlmann, attiva fin dagli anni Settanta, e la nuova installazione esposta a Venezia.
L’opera testuale ‘Amo ero sum’ posta davanti al padiglione e l’installazione tentacolare di rose-coltelli che occupa l’intero cortile, rappresentano un commento d’artista che rende tangibile, tanto nella forma quanto nel contenuto, l’ambivalenza esistenziale dell’esperienza umana.

INDIA – Our time for a future caring


Grazie alla collaborazione degli artisti Atul Dodiya, Ashim Purkayastha, GR Iranna, Jitish Kallat, Nandalal Bose, Rummana Hussain e Shakuntala Kulkarni, il padiglione indiano è in grado di farci ripercorre, attraverso diverse forme artistiche, il ricordo indelebile del Mahatma Gandhi, i suoi princìpi filosofici e le numerose sfaccettature della sua personalità che ancora oggi ispirano, provocano e sfidano.
La mostra parte da una premessa: la presenza di Gandhi non è affatto immobile nel tempo, ed è quasi impossibile ignorare i suoi ideali in un mondo sempre più violento e intollerante.

GRAN BRETAGNA – Cathy Wilkes

 

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Crowds at #CathyWilkes fail to ruffle her patient, silent figures

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La sobria architettura del padiglione britannico fornisce l’ambientazione per una serie di installazioni scultoree a pavimento, dipinti e stampe tra loro interconnessi.
Nella prima sala, Wilkes crea un complesso gruppo di figure e oggetti disposti intorno a una forma sepolcrale.
L’artista fa appello, in maniera profondamente toccante, coinvolgente e solenne, al nostro coraggio di respingere l’idea che la conoscenza sia qualcosa che possiamo sempre possedere.

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