COS’È IL “CAMP: NOTES OF FASHION”, IL TEMA CHE HA ISPIRATO IL MET GALA 2019

Il Met Gala, che si svolge ogni anno il primo lunedì del mese di maggio, è la tradizionale serata di beneficenza che inaugura la mostra dedicata alla moda al Metropolitan Museum di New York, di cui copre anche tutti i costi.

A quest’evento mondano che celebra la moda come cultura, stile di vita ed emozione, gli stilisti si sfidano per interpretare la loro visione del tema scelto ogni anno da Anna Wintour, direttrice storica e iconica di Vogue US, e Andrew Bolton, curatore e responsabile del Costume Institute.

Ma vediamo nel dettaglio cos’è il Camp, in che campi si applica e perché è così importante.

Il titolo della mostra, “Camp: Notes on Fashion”, deriva dal saggio di Susan Sontag, che nel 1964 coniò il termine Camp e ne delineò le caratteristiche. La parola Camp deriva dal francese “se camper”, che significa mettersi in mostra ostentando.
Il Camp è il sinonimo di innaturalezza, teatralità e stravaganza.
Il mix tra rococò ed estetismo, dove esagerazione e artificialità trovano il giusto peso.
Il Camp è quel filo rosa che unisce il kitsch al trash.
È esternazione del sé nel tentativo di lasciare il segno, il tutto che non vuole concedere spazio all’anonima banalità, come ci ha mostrato Katy Perry con i suoi particolarissimi look creati da Moschino e sfoggiati durante la serata del Met.

 

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Made a meal outta it ?

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L’esagerazione e l’eccentricità non sono mai abbastanza e questo lo sa sicuramente anche Lady Gaga che ha sfoggiato un look a matrioska composto da ben quattro strati, con relativi quattro outfit completi, creato per l’occasione da Brandon Maxwell.

 

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#METGALA #METGAGA 4️⃣ ? @dimitrioskphoto @iamjmccarthy

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In effetti il Camp, negli ultimi anni, è diventato un fenomeno mainstream, e da quando Alessandro Michele ha firmato la sua prima collezione autunno inverno 2015 per Gucci, di strada ne ha fatta parecchia. Da allora ci siamo abituati a considerare glamour la sua moda eccentrica dagli sgargianti richiami vintage, che contagiando maison storiche e brand emergenti ha segnato la sconfitta del less is more su più fronti.
Gucci ha infatti ribadito di apprezzare a pieno questa tendenza vestendo innumerevoli ospiti, uno fra tutti Jared Leto, che si è presentato con una copia della sua testa in mano – particolare preso dalla maison fiorentina durante il suo ultimo Fashion Show -.

Questo essere sopra le righe non è però solo uno stile adottato dalle case di moda per elaborare collezioni eccentriche. Gli ambiti in cui il Camp sconfina sono molteplici: dai costumi della corte del Re Sole all’elaborata estetica queer, dall’art Nouveau a Banski, da Mozart a Elton John, dalla scultura alla letteratura.

Elton Jhon si esibisce al Muppet Show, 1977.

Elton Jhon e i suoi costumi di scena, 1988.

Uno dei letterati che meglio incarna l’essenza del Camp è Oscar Wilde, che esortava “Si dovrebbe essere un’opera d’arte o indossare un’opera d’arte”; è proprio da questa citazione che Bolton ha preso spunto e ispirazione per definire il percorso espositivo della mostra, quasi interamente focalizzata sulla moda, snodata attraverso 175 pezzi, tutti riconducibili ai contenuti del saggio della Sontag.

 

Dunque, nessun tema sembra mai stato più appropriato per definire questa nostra nuova era in cui tutto è spettacolarizzato, eccessivo, fatto per essere messo in mostra.
Il Camp nasce quindi nel momento il cui l’eccesso prende il sopravvento, la superficialità fa da padrona e la vita quotidiana lascia spazio all’irrealisticità.

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