DESIGN ANONIMO: tra estetica e utilità

Come sottolineato da Alberto Bassi, storico e critico del disegno industriale, il design anonimo costituisce uno dei filoni di maggiore importanza della storia, e anche dell’attualità, dei prodotti industriali.

design anonimo

La maggior parte degli oggetti di utilizzo quotidiano, infatti, sono anonimi dal punto di vista del design, in quanto il fruitore non ne conosce il progettista e, spesso, non li riferisce immediatamente ad una specifica azienda. Sebbene il designer di tali prodotti sia ignoto, sottolinea Bassi, è comunque possibile considerarli come il risultato evidente di un progetto, “inteso come il percorso che conduce a configurare un artefatto estetico, esito di un’idea funzionale, tecnica, tipologica, formale o d’altra natura – a diverso titolo collegata a una necessità, a una committenza o al mercato – e a predisporne i caratteri in relazione a possibilità ed economie di produzione, distribuzione e comunicazione”.

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In un momento storico caratterizzato da una fase di trasformazione delle merci estetiche contemporanee e  in cui si attribuisce grande rilevanza a brand e designer, è necessario, secondo Bassi, sottolineare le virtù semplici e normali del design anonimo senza però negare il ruolo esplicito di colui che l’ha progettato. È infatti importante evidenziare i significativi risultati raggiunti: la maggior parte dei prodotti anonimi viene scelta per le loro qualità, in quanto la loro stessa esistenza deriva da una particolare necessità.  È proprio l’insieme tra funzionalità e qualità formali che fa di questi prodotti dei riferimenti imprescindibili nella storia degli artefatti. Tali prodotti forniscono inoltre, come sottolineato da Bassi, indicazioni sul contesto in cui si collocano: dalla cultura del progettista, dell’impresa, del distretto produttivo sino al particolare momento storico, tecnologico e sociale.

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Pensiamo agli oggetti che utilizziamo quotidianamente: prodotti usa e getta, la moka, gli smartphone, i post it, i computer: tutti questi oggetti sono capaci di raccontare molto sugli aspetti e sulle relazioni economiche, produttive, tecnologiche e di mercato che li determinano e che, a loro volta, essi stessi generano. Questi artefatti consentono di raccogliere informazioni sul progetto, sulla produzione, sulla comunicazione e il consumo, su una specifica industria e società e, infine, possono essere collocati in una sequenza temporale.

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Bassi suggerisce dunque di ripensare la lezione che questi oggetti possono impartirci, in quanto frutta di un processo di produzione e progettazione nel quale convivono contemporaneamente l’assenza di vanità ed esibizionismo ma anche l’emozione la passione, la qualità delle merci e il rispetto nei confronti del fruitore finale. Prodotti usati quotidianamente, come l’automobile, i jeans, gli articoli da cancelleria, gli oggetti usa e getta, non vengono scelti dai consumatori per per la firma del designer: Bassi sottolinea infatti come, al giorno d’oggi, in molti casi ( come ad es. il settore della tecnologia avanzata) il business non è più basato sul prodotto ma sul servizio. Infatti molti oggetti e servizi contemporanei sono fruiti, secondo il critico, nella “distrazione”, senza dunque porre attenzione ai loro caratteri funzionali ed estetici. È questo l’aspetto che li accomuna ad altri artefatti contemporanei presenti nelle città, come ad esempio la segnaletica, l’arredo urbano e le vending machine: questi prodotti, insieme a oggetti come i computer, e gli smartphone,  si inseriscono a pieno titolo nella nuova generazione del  design anonimo, poichè, secondo Bassi, non sono più “strumenti meccanici levigati dal tempo e dall’uso, ma evoluti sistemi elettronici al servizio del consumo”, “nonoggetti” ( poiché nessuno prende coscienza della loro esistenza), ma al contempo “superoggetti” ( poichè dotati di presenza culturale e fisicità evidente ).

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DESIGN ANONIMO: ALCUNI ESEMPI 

La raccolta “999 Phaidon Design Classics”, ad esempio, annovera come oggetti appartenenti al filone del design anonimo la puntina da disegno, la bottiglietta del Campari Soda, il coltellino svizzero, la cerniera Zip, la sdraio da spiaggia, la pentola a pressione, i contenitori Tupperware, il Walkman e gli Swatch. Bassi stesso, in uno studio dedicato al design anonimo italiano ha identificato quasi un centinaio di oggetti archetipi e caratteristici del contesto progettuale e produttivo italiano, come ad esempio la caffettiera moka Bialetti, il cappello Borsalino e gli occhiali Persol.

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I designer Jasper Morrison e Naoto Fukasawa hanno allestito una mostra dal titolo Super Normal, nella quale hanno inserito ad esempio la biro Bic, la clip metallica per i fogli e le lampade di carta.

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Un archivio online tutto italiano che racconta la storia del design anonimo e di prodotti entrati a pieno titolo nella nostra memoria collettiva è “Fattobene”. L’obiettivo dell’archivio, a cura di Anna Lagorio e Alex carnevali, è quello di creare un luogo dedicato ad oggetti che oggi rischiano di scomparire affinché questi prodotti non solo rimangano nella nostra memoria ma possano anche circolare ed essere conosciuti all’estero, al fine di valorizzare la produzione italiana di alta qualità e dare vita a una mappatura nazionale del patrimonio industriale e artigianale. All’interno dell’archivio, che al momento include 38 prodotti, è possibile trovare il dentifricio Marvis, le candele Nautilus, l’amarena Fabbri, la colla Coccoina e il Crystal Ball.

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Fonti:
Design Anonimo ad Osaka, Alberto Bassi, www.albertobassi.it
Fatto Bene, fatto-bene.com/products

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Categories: Design