Filtro per bloccare il porno online: l’emendamento della Lega che vuole stravolgere internet

In questi giorni si sta leggendo di un Parental Control automatico in Italia contro il porno proposto dal senatore della Lega Simone Pillon: ma cos’è? come cambierà internet? E soprattutto… perché è sbagliato?

Filtro per bloccare il porno online: cos’è?

Il 29 Giugno è il giorno in cui entrambe le Camere dovranno votare sul decreto sicurezza e nel testo, su proposta del senatore Pillon, è stato inserito un emendamento che bloccherà automaticamente il porno online. Di fatto la proposta è già stata inserita nel testo definitivo e, molto probabilmente, per questioni legate alla tempistica del voto l’emendamento resterà inserito nel decreto.

Filtro per bloccare il porno online: cosa prevede?

L’articolo 7 bis alla sezione dedicata ai sistemi di protezione dai minori dai rischi del cyberspazio  recita:

I contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica […] devono prevedere tra i servizi preattivati sistemi di parental control ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori e di blocco a contenuti riservati ad un pubblico di età superiore agli anni diciotto. Questi servizi devono essere gratuiti e disattivabili solo su richiesta del consumatore, titolare del contratto

Di fatto, quello che viene chiesto è che i fornitori dei servizi internet inseriscano in automatico un sistema di parental control sui contenuti “considerati pornografici”, e che questo possa essere disattivato dal consumatore e titolare del contratto.

Filtro per bloccare il porno online: perchè è sbagliato?

Iniziamo col dire che non si vuol entrare nel merito della parte politica che ha proposto l’emendamento, ma semplicemente ragionare sulla nuova regola proposta.

In primis, ogni volta che si vuol limitare la libertà di accesso alle informazioni, soprattutto online, il rischio reale è che la censura vada  oltre quanto previsto, andando a colpire contenuti che non rientrano strettamente nella categoria considerata. Un esempio pratico? Tutti ricordano il caso di Facebook che per un periodo censurò opere d’arte raffiguranti nudi perché non in linea con la propria policy. Ma davvero possiamo considerare un’opera d’arte “pornografica”?

Qui ad esempio 2 articoli scritti in passato sul tema: ARTE E CENSURA: LA STORIA SI RIPETESOCIAL E CENSURA. THE FUTURE OF ART

Altro aneddoto interessante: il presidente americano Carter nel ’76 rilasciò un’intervista sulla propria presidenza alla rivista Playboy. Proprio per via di questo caso, la corte suprema americana tempo fa rigettò una legge simile adducendo come motivazione che avrebbe limitato la libertà di espressione ed l’accesso all’informazione.

Filtro per bloccare il porno online: come andrà a finire?

Come già anticipato, molto probabilmente questo emendamento resterà all’interno del Decreto sicurezza il 29 Giugno, ma da più parti arrivano richieste al Governo di non rendere da subito attuativo il testo, almeno non prima di un confronto con gli operatori.

Non ci resta che aspettare l’evolversi della vicenda.

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