Lavoro e se­rendipità

Un breve sguardo come sono cambiati gli spazi lavorativi e su come le persone risultino creative negli spazi caotici e non ordinati, dove sia possibile dare un tocco proprio e personalizzare i propri spazi.

Correva l’anno 1923 e fu affidato a Le Corbusier l’incarico di progettare le abitazioni per gli operai di una fabbrica nei pressi di Bordeaux. Diede vita ad un complesso residenziale in calcestruzzo colorato vivacemente in pieno stile modenista. Gli operai però non apprezzarono a pieno l’opera e personalizzarono le loro abitazioni con dettagli più rustici e umili. Oggigiorno le archistar vengono interpellate solo per gli uffici al fine di ottenere un editoriale su una rivista di settore. Esempi? Thomas Heatherwick per Google, Norman Foster per Apple e precursore di questa tendenza è stata Chiat\day (agenzia pubblicitaria) che affidò la progettazione della seda di NYC a Gaetano Pesce e a Frank Gehry quella di LA.

Il presidente della Chiat\Day era dell’idea che il progetto fosse da relegare solamente ai professionisti e che quindi i dipendenti, nel momento che assumessero il potere nei confronti dello spazio, avrebbero reso vana la concezione di Frank Gehry. Era talmente convinto di questo che predispose dei contenitori (minuscoli ovviamente) dove i dipendenti potessero posizionare le foto della loro fidanzata o cose del genere. Ma forse il più famoso architetto aziendale non era un architetto, stiamo parlando di Steve Jobs che per la sede della Pixar (casa di produzione acquista da Apple), oltre a scegliere in prima persona i materiali di costruzione e a occuparsi anche dei minimi dettagli, fece costruire solo 2 bagni per tutto lo stabile in corrispondenza dell’atrio principale. Questo per creare nuovi rapporti casuali tra i dipendenti. Ma siamo sicuri che questi sforzi non siano un errore? Lo stesso commesso da Le Corbusier quasi un secolo prima? Gli uffici più funzionali sono quelli progettati dalle archistar o quelli personalizzati da chi li sta realmente vivendo?

Il progetto di due megabagni e la ricerca della se­rendipità non furono accolti con entusiasmo dai dipendenti, specialmente dalle donne in stato interessante che si vedevano costrette a percorrere un tragitto così lungo parecchie volte al giorno. In un primo momento Steve Jobs fu risentito dalle lamentele del personale ma poi acconsentì alla costruzione di altri bagni. Si arrese e cedette il controllo dello spazio ai dipendenti.

“Gli animatori che lavorano qui sono liberi di decorare i loro spazi di lavoro in qualunque modo vogliano – anzi, sono incoraggiati a farlo. Passano le giornate dentro case di bambola rosa dal cui soffitto pendono lampadari in miniatura, in capanne tropicali fatte di vero bambù e in ca­stelli le cui torri di polistirolo espan­so, alte quattro metri e mezzo e accu­ratamente dipinte, sembrano taglia­te nella pietra”
(Ed Catmull, capo della Pixar)

Nel 2010 due psicologi, Alex Haslam e Craig Knight, decisero di dare una risposta a questo quesito. Allestirono quattro tipi di ufficio: un ufficio super minimalista, un ufficio decorato con piante e foto di fiori, una tipologia di ufficio invece venne fatta decorare direttamente da chi lo doveva occupare con piante e fotografie mentre il quarto fu risistemato dopo essere stato decorato dall’impiegato togliendo la possibilità di intervento al fruitore dello spazio. Il risultato? Negli uffici che potevano essere personalizzati a proprio piacimento la produttività era superiore del 30% rispetto all’ufficio minimal e del 15% rispetto all’ufficio decorato.
Nell’ufficio “risistemato” i lavoratori vivevano una situazione di stress e un conseguente calo di produttività.

Il controllo non l’estetica è il punto fondamentale della questione.

Per rendersi conto di quanto sia vero basta chiedere agli amanti del MIT che vi parleranno di un edificio costruito in legno, blocchi di cemento e amianto dopo una progettazione di poche ore: 20000 mq di spazio abusivo, senza misure di sicurezza, progettato per durare un paio di anni come laboratorio per radar durante la seconda guerra mondiale che invece chiuse i battenti mezzo secolo dopo. La parola che meglio definiva questo spazio era caos fertile.

Ne sono la riprova i 9 premi nobel che uscirono da quella struttura durante i tempi di guerra, i sistemi radar che permisero da vincere la seconda guerra mondiale. Non possiamo dimenticarci che proprio al MIT prese vita il primo orologio atomico commerciale, i primi acceleratori di particelle, le prime fotografie ad alta velocità e anche il primo storico videogioco per le masse, Spacewar.

E la vostra scrivania è sempre in ordine o un nano da giardino è nascosto in qualche cassetto insieme ad una polaroid del vostro cane?

Condividi:

Commenta articolo

Date/time:
Categories: trend