LEGGE COPYRIGHT APPROVATA DALL’UE: ECCO COSA PREVEDE

Quella del 12 settembre è una data cruciale per il mondo del web e del diritto d’autore: il Parlamento Europeo si è infatti espresso sulla riforma europea sul copyright, che mira a fissare delle linee guida a livello europeo sulle regole per il diritto d’autore.
Il Parlamento Europeo ha quindi dato il via libera ai negoziati con il Consiglio e la Commissione, con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni.
Cosa prevede tale riforma? Scopriamolo meglio!

LEGGE COPYRIGHT: LE MODIFICHE APPROVATE

La maggior parte delle modifiche apportate alla proposta di legge originaria hanno lo scopo di garantire che i creativi, gli editori e i giornalisti vengano remunerati per il loro lavoro, quando questo viene condiviso su piattaforme come Facebook, Youtube, o da Google News. Al contrario, sono stati respinti gli emendamenti proposti dal M5S e dall’EFDD, volti a proporre l’eliminazione degli articoli 11 e 13, i più controversi.

Le modifiche all’art.11 prevedono che vengano stipulati degli accordi di licenza appropriati con i titolari dei diritti. Viene inoltre sottolineato che le enciclopedie online, come Wikipedia, che nei giorni scorsi aveva protestato contro la direttiva, non verranno interessate dall’art. 13.

Verrà esclusa infine dalle nuove norme la semplice condivisione di link di articoli nella quale vengono citate alcune parole chiave.

LEGGE COPYRIGHT: L’ARTICOLO 11

Al centro delle controversie, gli articoli 11 e 13.

Il primo prevede l’obbligo per i motori di ricerca e i social network di pagare gli autori dei contenuti condivisi sulle loro piattaforme. La riforma non riguarderà dunque solo il diritto d’autore sul testo, ma anche al diritto d’autore sulla presentazione di esso, cioè sull’anteprima formata da titolo, cappello e immagine.

Questo articolo, nasce principalmente per porre un freno alle piattaforme di aggregazione delle notizie, come Google News, che guadagnano dall’aggregazione di queste sulle proprie home pages; infatti, se i lettori permangono sulla pagina principale senza dunque accedere ai singoli contributi dei giornali, l’unico a beneficiare delle visite è proprio Google News. Allo stesso tempo, tuttavia, questo consente lo sviluppo di un ampio volume di traffico verso i singoli siti, e la possibilità di incrementare gli introiti pubblicitari.
L’articolo sancisce dunque che un utilizzo non autorizzato dei contenuti altrui rappresenta una violazione del diritto di autore , e introduce il diritto degli editori alla compensazione.

Numerosi critici sostengono che la direttiva sul copyright costituirà un danno sia per gli editori, sia per gli utenti, che verranno privati della possibilità di usufruire di numerosi servizi di informazione come gli aggregatori di notizie.

D’altro canto la FIEG, Federazione Italiana Editori Giornali, ha inviato un appello agli europarlamentari italiani, chiedendo loro di esprimere un voto favorevole all’articolo 11: gli editori sostengono infatti che la direttiva garantirò un giusto compenso per la distribuzione dei contenuti su internet.

L’articolo 11 specifica anche che le enciclopedie online che non hanno fini commerciali, come ad esempio Wikipedia, non saranno soggette a tale regolamentazione.

LEGGE COPYRIGHT: L’ARTICOLO 13

L’articolo 13, anch’esso al centro delle polemiche, introduce l’obbligo, per le piattaforme web, di utilizzare dei filtri per controllare il caricamento dei contenuti.
Anche Wikipedia, come le altre, dovrà dunque controllare la pubblicazione dei contenuti protetti da copyright: secondo la piattaforma, questa direttiva rischia di compromettere la libera circolazione dei contenuti sul web. È per questo che, recentemente, proprio Wikipedia Italia ha impedito l’accesso degli utenti al proprio sito per protesta.
C’è chi teme che, in tal modo, internet possa divenire uno strumento di sorveglianza automatizzata volto al controllo degli utenti, come si legge in una lettera firmata da settanta esperti, tra cui il co-inventore del World Wide Web Tim Berners Lee e il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales.

L’articolo 13 non sarebbe dovuto essere presente nella bozza finale della normativa: è stato tuttavia reintrodotto lo scorso 25 maggio.

La votazione definitiva è prevista per gennaio 2019, e dopo l’approvazione del Parlamento Europeo sarà compito degli Stati membri mettere in atto la nuova direttiva.

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