SOCIAL E CENSURA. THE FUTURE OF ART

Come si comporterebbero i moderni social networks di fronte alle opere dei grandi maestri del passato come Leonardo, Michelangelo e Tiziano?

Steoville, visual artist colombiano, ci fornisce una personale visione su come potrebbero essere presentati i capolavori della storia dell’arte su social network Instagram, applicando le regole della censura

Una vera e propria riflessione su un tema che fino a pochi mesi fa a suscitato non poche polemiche.

Ad oggi facebook permette la pubblicazione di opere d’arte come si può leggere nelle linee guida.

È permessa anche la pubblicazione di fotografie di dipinti, sculture o altre forme d’arte che ritraggono figure nude.

Ma fino a poco tempo fa le le gaffes commesse dal colosso della comunicazione facendo confusione tra arte e pornografia sono state molte e clamorose.

In principio il critico d’arte newyorkese Jerry Saltz si ritrovò l’account Facebook sospeso per aver postato la foto di un affresco di Pompei in cui era ritratta una coppia mentre copulava. Cosa successe? l’algoritmo di Facebook ha confuso arte con pornografia.

Gli standard di Facebook (e quindi anche di Instagram, stessa compagnia, stesso padrone) vietano la pornografia e limitano fortemente la nudità. In passato veniva applicato un algoritmo (che non sempre ha funzionato bene) per fare questo genere di controlli e in molti casi veniva vietata la visione anche delle opere d’arte. Una loro caso? Una donna nuda di Gerhard Richter rimossa dalla pagina del museo parigino del Centre Pompidu.

Casi più eclatanti? La sirena di Copenaghen censurata. O il nostro tanto amato Nettuno nei pressi delle due torri!

“Dal momento che non rispetta le nostre normative in quanto contiene un’immagine che mostra eccessivamente il corpo o presenta contenuti allusivi, la tua inserzione è stata rimossa”.

Con questo messaggio automatico Facebook ha censurato gli operatori culturali che volevano promuovere Palermo e i suoi monumenti. Stessa sorte per la Venere di Willendorf, una delle più antiche (30 mila anni) e famose rappresentazioni della storia della forma femminile. Il Museo Naturhistorisches di Vienna si è scagliato contro Facebook:

“Un oggetto archeologico, soprattutto così iconico, non dovrebbe essere bandito da Facebook a causa della ‘nudità’, come nessun’opera d’arte dovrebbe essere”.

Ha denunciato il direttore della casa d’aste Mossgreen, Paul Summer:

“Non sembra di stare nel XXI secolo. Su Facebook vediamo costantemente gente seminuda e poi bloccano un dipinto che non ha nulla di sessuale. Siamo al ridicolo”. Il nudo d’arte non ha mai dato scandalo. Ma ai postmodernissimi e progressisti social californiani procura più di una pruderie”.

Ora che il nudo nell’arte è stato sdoganato sui social chi ci insegnerà la sottile linea che, a volte e soprattutto nella produzione dei nostri contemporanei, divide arte da pornografia?

Un esempio ci viene fornito pochi mesi fa dall’artista Marina Abramovich poichè su Facebook infuria la censura contro gli utenti che pubblicano le foto dei remake delle performance dell’artista serba: com’è noto, la mostra prevede infatti momenti in cui le azioni di Marina Abramović vengono ricreate da artisti e attori, e dal momento che molte di queste azioni prevedono nudità, la scure della censura social si è abbattuta e continua ad abbattersi su chiunque si azzardi a postare online queste immagini. (Visibili sulle piattaforme di streaming per adulti)

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Categories: Art